Angelo Cuccoli ed i suoi burattini

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Angelo Cuccoli ed i suoi burattini

Inventario
BRI 00374, BRI 00375
Autore:
Categoria:

Notizie storico artistiche

Luogo e anno di edizione
Bologna, s.d.
Serie
Bologna scomparsa
Oggetto
Positivo
Forma Specifica dell'Oggetto
cartolina postale
Orientamento
orizzontale
Misure immagine (in cm; hxb)
9,3x14
Indicazione di colore
b/n viraggio seppia
Iscrizioni
Il nome dell'editore è leggibile sul verso, in basso a sinistra, preceduto dal n. 101 A).
Fondo/Raggruppamento
Soggetto o iconografia
Angelo Cuccoli ed i suoi burattini
Bibliografia
"Burattini a Bologna". La storia delle teste di legno raccontata da Riccardo Pazzaglia / illustrata da Wolfango. A cura di Alighiera Peretti Poggi, Argelato, Minerva Edizioni, 2018, pagg. 68-69
Note
Angelo Cuccoli (Bologna, 1834-1905) era il figlio dell'altrettanto noto Filippo. Dopo varie esperienze in compagnie girovaghe, tornò a Bologna e nel 1857 debuttò nel casotto del padre. Dal momento che aveva una voce timida ed incerta, non poteva certo competere con Filippo nella maschera di "Sandrone", pertanto, recuperò quella di "Fagiolino" adattandola alle sue possibilità vocali e mettendo in evidenza l'arguzia e la finezza del personaggio. Dopo circa quindici anni, alla morte del padre, Angelo rifondò tutto il suo repertorio, basandosi sempre sulla commedia dialettale, ma integrandola con originali storie del teatro italiano e francese e adattandola al gusto e ai desideri del popolo bolognese. Tra i suoi collaboratori vi fu anche Augusto Galli, inventore di "Sganapino". I suoi spettacoli, pur saldamente radicati nella tradizione, ben esprimevano il mondo moderno. Quando, nel 1877, venne deciso che il casotto sarebbe stato sfrattato dal Voltone del Podestà vi fu quasi una rivolta popolare. La "baracca" costretta a peregrinare di piazza in piazza, vide poi come luogo di elezione il mercato coperto delle erbe, in piazza San Francesco. Purtroppo, tale marginalizzazione dal tessuto urbano tradizionale portò alla decadenza del teatro di Cuccoli, acuita dal suo ormai precario stato di salute. Negli ultimi anni della sua vita, fu poi costretto a lavorare al chiuso nel teatrino di via dell'Oro e di quello della Nosadella. In quest'ultimo, nel 1904, diede vita alla "Compagnia Felsinea".