Tavola XII, Volume "Piante di Bologna"

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Tavola XII, Volume "Piante di Bologna"

Inventario
M3371 (rep.2/11)
Categoria:

Notizie storico artistiche

Datazione
Firma
No
Tecnica e supporto
Acquerello, inchiostro e tracce di grafite su carta filigranata.
Misure foglio (in mm)
450 x 335 ciascuna pagina.
Iscrizioni
"Adi 30 giugno anno 1863 / Pianta e misura d'uno luocho posto nel Commune di S. Polo di Ravone / Contà di Bologna posseduto dal Sig.r Nicolo Arnoaldi il quale è / Tornature 26 Tavole 126 Piedi 50 et è di Terra lavorativa casaliva / vidato arborato moreto prativo ortivo et altre qualità con ara / pozzo stalle teggie casa per pradoni et da coloni / et altre; qual mappa e pianta è stat / formata dà mè sotto il suddetto".
Notizie storico critiche
Le mappe agricole e urbane presenti all’interno di queste collezioni, costituiscono una preziosa testimonianza di com’era il territorio bolognese tra il XVII e il XVIII secolo. Redatte con lo scopo di delimitare con certezza le singole proprietà private, queste mappe sono state un utile strumento per risolvere ogni possibile questione inerente ai diritti e ai regolamenti della proprietà terriera, soprattutto in un periodo di grandi cambiamenti come quello di cui esse sono testimoni. Nei primi anni del Settecento, infatti,vengono introdotte riforme di stampo protocapitalista che portano a una vera e propria rivoluzione dell’economia, in particolar modo per quella basata sull’agricoltura. I possedimenti terrieri incominciano a essere considerati come sorgenti di profitti destinati ad aumentare sempre di più. Nasce da questa consapevolezza la necessità di una conoscenza più approfondita di essi da parte degli stessi proprietari che, dopo secoli di disinteresse, richiedono sempre più informazioni sui terreni e sulle loro caratteristiche, sulle tecniche di coltura e i loro sviluppi, e incominciano a progettare riorganizzazioni e bonifiche dei campi. Proprio in funzione di tale evoluzione, la figura del perito agrimensore si evolve e diviene di primaria importanza, richiedendo competenze maggiori e una solida base culturale rispetto ai secoli precedenti. La stesura delle mappe, difatti, diviene un compito preciso in cui nulla - dalla struttura del segno alla scelta del colore - può essere lasciato all’intuizione personale del singolo. In esse devono essere precisate le aree riservate alle colture, specificandone le qualità, gli spazi destinati alle abitazioni, ai luoghi di ricovero per gli animali, alle piantagioni ad alto fusto, e così via. Sfortunatamente queste mappe fanno parte di una raccolta mutila e interessano porzioni di territorio scaglionate in maniera disomogenea, rendendo impossibile una campionatura regolare e completa dell’agro bolognese tra Seicento e Settecento.
Il volume oggetto d'analisi, redatto dal perito agrimensore Tomaso Cassani a partire dal 1685, è il più antico in possesso di queste collezioni e, con le sue settantadue mappe, anche il più ampio. Non si conosce quale sia stata di preciso la formazione culturale dell’autore. Il Cassani, comunque, mostra precise competenze in più settori, dall’architettura all’idrologia, all’agrimensura, eseguendo perizie di terreni e degli edifici soprastanti, di fabbriche cittadine; presentando progetti per la correzione di corsi d’acqua e d’inalveazione degli stessi, e proponendo rimedi per arginare i danni conseguenti le rotte. Verosimilmente, la sua formazione è avvenuta a bottega, facendo seguito a una tradizione familiare, dato che si conoscono altri agrimensori che rispondono al nome Cassani. Inoltre, Tomaso Cassani firma stime e valutazioni per vendite e permute e, spesso, le carte da lui disegnate costituiscono prova in cause pendenti presso il Foro bolognese. Alcune mappe, alla fine del volume, mostrano l’intervento di un’altra mano, che dovrebbe ricondursi, anche laddove non specificato, a quella di Angelo Zanardi.

Soggetto o iconografia
La tavola a due pagine, circoscritta in un riquadro a doppia riga d'inchiostro, è relativa a dei possedimenti di tal Nicolò Arnoaldi. Questi si trovavano appena fuori porta Sant'Isaia, e sono compresi tra via Sant'Isaia, appunto, la via pubblica che portava alla Certosa a sinistra, il condotto detto del Meloncello a destra e la strada che costeggiava il canale di Reno fino al suo ingresso in città, in basso. Si può notare l'assenza di canali irrigui a segnare i confini della proprietà, che risultano marcati solo da piantate in filare unico.
Un'altra anomalia è relativa alla zona a prato stabile che è presente ma trasformata in un campo a svillupo longilineo che collega l'ingresso principale della villa ad una gradinata prospicente il canale. Il campo è bordato da piante a sviluppo verticale (cipressi o pioppi) e decorato lungo il suo asse da una doppia fila di grandi piante in vaso.
La villa è caratterizzata da una torre (verosilmente antecedente) con ali giustapposte, in forma di palazzo.

Bibliografia
F. Varignana (a cura di), Le Collezioni della Cassa di Risparmio in Bologna - I disegni 2. mappe agricole e urbane del territorio bolognese dei secoli XVII e XVIII, Bologna 1974.
Note
Nel volume di Cassani è indicata come Tavola 11.