Busto del generale Grabinski

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Busto del generale Grabinski

Notizie storico artistiche

Datazione
Firma
Firmato e datato sul retro.
Tecnica e supporto
Terracotta
Misure (in cm)
70x60x40
Iscrizioni
"Prudenzio / Piccioli. fe: Anno /1840"
Notizie storico critiche
Il Generale Grabinski è nato a Varsavia nel 1767 (o nel 1771) e morto a S. Martino in Argine, presso Bologna nel 1843. Discendente di un'antica famiglia polacca, si arruolò nell’esercito patrio. Lasciato il proprio paese, venne in Italia agli ordini del generale Giovanni Enrico Dabrowski, nelle file della Grande Armata francese, in cui combattè fino al 1807 conseguendo la Legion d’Onore. Entrato in conflitto con i disegni napoleonici si dimise e si stabilì a Bologna, dove aveva acquistato proprietà terriere. Nel 1811 sposò la contessa Marianna Broglio. Nel 1831, durante i moti insurrezionali, si vide affidare il comando delle truppe.Tramontato il breve astro delle libere Provincie Unite fu costretto all’esilio. Ritornò a Bologna nell’autunno dello stesso anno. Da quel momento non si occupò più di politica, rimanendo a vivere nelle sue tenute di San Martino in Argine fino alla morte.
Soggetto o iconografia
Ritratto a mezzo busto di uomo con divisa militare e i gradi da Generale. Espressione austera e lunghe basette caratterizzano il volto.
Bibliografia
B. Buscaroli, Scultura - nuove acquisizioni, Bologna, 2007; A. Mampieri, in Antico e Moderno, Bologna 2014, pp. 170-171;
Mostre
Scultura - nuove acquisizioni (Bologna, 2007);
Note
Prudenzio Piccioli si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Modena dove dà prova di una notevole abilità. Trasferitosi a Bologna nel 1835 entra sotto la protezione del nobiluomo Virgilio Davia. In occasione della riapertura al culto della chiesa di S. Francesco a Piccioli viene affidato il restauro della pala marmorea dell’altar maggiore. Sempre qui realizza la statua raffigurante l’Immacolata Concezione. Lavora anche al cimitero della Certosa per la quale scolpisce vari monumenti in cui si distingue il suo stile purista. Caduto in stato di indigenza nel 1883 tornò a Spilamberto, ospite di parenti. Morì poco tempo dopo all’ospedale di Modena.