Clavicembalo-pianoforte Ferrini 1746

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Clavicembalo-pianoforte Ferrini 1746

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Notizie storico artistiche

Datazione
Firma
IOANNES FERRINI FLORENTINVS FECIT ANNO MDCCXLVI
Misure
283,5 x 96 x 88,9 cm
Notizie storico critiche
Lo strumento appartiene al tipo con finta cassa esterna. La costruzione è analoga a quella praticata da Cristofori
nei suoi pianoforti e così pure nei suoi cembali del 1722 e 1726.

Delle due tastiere, quella inferiore serve per l’azionamento dello strumento quale clavicembalo, quella superiore per la meccanica del pianoforte. Non possono essere accoppiate.

Nato a Firenze verosimilmente nell’ultimo ventennio del XVII secolo, figlio di Ippolito, Giovanni Ferrini si formò e lavorò nella bottega di Bartolomeo Cristofori, della quale assunse la direzione nel 1731, dopo la morte del maestro. Come Cristofori, costruì strumenti a tastiera, sia a penna, sia a martelletti. Del primo tipo si può ancor oggi ammirare uno “spinettone” (cembalo traverso) a due registri (8’ e 4’) risalente al 1731 conservato nel Museo Rospigliosi di Pistoia. La fedeltà all’insegnamento del maestro è evidente in questo strumento, del tutto analogo ai due “spinettoni” cristoforiani oggi noti. Nel campo del pianoforte, si riteneva sino a qualche tempo fa che nessuno strumento di Ferrini ci fosse pervenuto. Si sapeva comunque che almeno uno dei pianoforti fiorentini elencati nel testamento della regina di Spagna Maria Barbara era stato da lui costruito nel 1730; si tratta dello strumento passato in eredità al cantante Carlo Broschi, il celebre Farinelli; questi, secondo la testimonianza di Burney, l’aveva battezzato “Raffaello d’Urbino” e lo prediligeva tra tutti i suoi numerosi strumenti a tastiera. II nome conferito allo strumento è pienamente confermato dalla già citata Descrizione degli strumenti musicali facenti parte dell’eredità di Farinelli compilata e corredata dalla valutazione pecuniaria da Antonio Viola il 29 aprile 1873, ove figura al primo posto «Un cembalo a martellini con suo piede torlito, e coperto di badana [=bazzana] rossa; detti martellini servono per piani e forti. Il detto Cembalo denominato Raffaello d’Urbino ha per autore Giovanni Ferrini Fiorentino». Lo strumento è stimato da Viola 1000 lire. È poi verosimile che altri due o tre dei pianoforti descritti nel testamento di Maria Barbara di Spagna provenissero dalla bottega di Ferrini. Secondo la testimonianza resa dal già citato anonimo dizionario musicale, Ferrini «costruì gravecembali a martelli sulla norma, e invenzione del suo maestro con aggiungervi in più il poterli suonare ancora a penne, e fu il primo a costruire gravecembali con le corde di minugia mosse dal suolo posto ne’ saltarelli invece della penna, e producenti una qualità di voce simile a quella dell’arpa». Fu anche “risarcitore” di strumenti; un clavicembalo di G. Zenti del 1666 (conservato al Metropolitan Museum di New York) reca un’iscrizione attestante un restauro effettuato da Ferrini nel 1755. Morì a Firenze il 16 dicembre 1758. I figli Giuseppe e Filippo ne continuarono l’attività.

In questo strumento si nota chiaramente l’influsso di Cristofori. La disposizione del ponticello sulla tavola armonica, la fascia curva interna e il listello d’attacco delle corde “sospeso” sopra la tavola armonica, la disposizione delle catene del fondo aventi anche la funzione di puntelli, lo spostamento della tastiera inferiore per il disinnesto d’uno dei registri, come pure le caratteristiche costruttive della meccanica del pianoforte trovano paralleli in strumenti del Cristofori. Si sa che Ferrini ha costruito pianoforti ma nessuno di tali strumenti s’è conservato, se si eccettua il presente cembalo-pianoforte; esso conferma la già citata testimonianza che Ferrini costruiva anche strumenti combinanti la meccanica a martelletti con quella a pizzico, forse fu addirittura il primo a realizzarli. Certo è che lo strumento della presente collezione è non solo l’unico del genere oggi noto costruito in Italia, ma anche il più antico cembalo-pianoforte conservatosi. Non sembra però verosimile che si tratti dell’unico strumento di questo tipo che Ferrini abbia costruito; tutti i dettagli sono così ben ponderati e dimostrano una tale coerenza, che precedenti esperienze in questo campo sembrano fuori dubbio.

Lo strumento era appartenuto negli anni Quaranta del Novecento alla clavicembalista Corradina Mola. Benché, per iniziativa della Mola, fosse stato pubblicamente segnalato esso è stranamente sfuggito all’attenzione degli studiosi.

"Collezione Tagliavini. Catalogo degli strumenti musicali", a cura di John Henry van der Meer e Luigi Ferdinando Tagliavini, Bononia University Press, Bologna 2008. Volume II, pp. 344-362: C1 Clavicembalo-pianoforte
Descrizione
Titolo: Clavicembalo-pianoforte
Numero di inventario: Collezione Tagliavini C1
Nome dell'oggetto (IT/ENG): Clavicembalo-pianoforte / Harpsichord with plectra and hammers
Classificazione: Strumenti combinatori
Costruttore: Giovanni Ferrini
Luogo di costruzione: Firenze
Data: 1746
Dimensioni (L x W x H): 283,5 x 96 x 88,9 cm
Meccanica: clavicembalo e pianoforte
Ambito di entrambe le tastiere: 57 tasti. Sol0 La0-Mi5
Autori: Giovanni Ferrini
Data di acquisizione: 1984
Restauri: laboratorio "Mastro del legno" di Arnaldo Boldrini e Renato Carnevali - strumento (1988-1989)
Bibliografia
"Collezione Tagliavini. Catalogo degli strumenti musicali", a cura di John Henry van der Meer e Luigi Ferdinando Tagliavini, Bononia University Press, Bologna 2008. Volume II, pp. 344-362: C1 Clavicembalo-pianoforte