DIPLOMA RILASCIATO DALL’ACCADEMIA PONTIFICIA DI BELLE ARTI IN BOLOGNA A CLEMENTINA GANDOLFI (Bologna, 1795-1848)

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DIPLOMA RILASCIATO DALL’ACCADEMIA PONTIFICIA DI BELLE ARTI IN BOLOGNA A CLEMENTINA GANDOLFI (Bologna, 1795-1848)

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Inventario
F36662
Autore
Categoria:

Notizie storico artistiche

Datazione
Luogo e anno di edizione
Bologna, [1838]
Misure foglio (in mm)
445x597
Notizie storico critiche
Tra i documenti acquistati da CARISBO per il suo costituendo Museo, è emerso un diploma rilasciato a Clementina Gandolfi, figlia del noto pittore Mauro (Bologna, 1764 – 1834), lei stessa pittrice, seppure di scarsa fortuna. Il conferimento del diploma ad accademica d’onore risale al 4 aprile 1838 ed è firmato da Antonio Bolognini Amorini e da Francesco Tognetti, segretario.
La vita di Clementina Gandolfi, appartenente alla più famosa stirpe di pittori bolognesi attiva tra Sette e Ottocento, fu assai travagliata. Come detto in precedenza, era figlia del pittore Mauro e di Laura Zanetti, la quale morì poco dopo averla partorita. Aveva un fratello maggiore ma, purtroppo anche questi morì a soli 21 anni, nel 1813. Il bisnonno Ubaldo e il nonno Gaetano avevano loro lasciato una cospicua eredità ma, in quanto troppo giovani, non poterono goderne direttamente: la gestione del patrimonio rimase in mano al padre. Mauro Gandolfi si era nel frattempo risposato e dalla seconda moglie Caterina Pini ebbe un altro figlio, Democrito, che si avviò poi allo studio della scultura, operando tra Brescia e Milano. Nel 1802 Clementina raggiunse il padre a Parigi, dove si trovava in quel momento. Il soggiorno francese fu seguito dal trasferimento a Pistoia nel 1807, sempre seguendo le orme del genitore.
Nel 1815 risultava di nuovo a Bologna, in casa insieme al padre. Nello stesso anno si sposò con il calcografo Giuseppe Grassilli. Nel 1834 scomparve il padre che, curiosamente, con il suo testamento nominò suo erede universale il Conservatorio della Santissima Annunziata. Da qui nacque una causa da parte di Clementina, la quale tentò invano di riavere almeno il suo amatissimo pianoforte, a suo tempo regalatogli proprio dal genitore. L’unico bene a lei concesso nel testamento fu invece un autoritratto paterno. Le intense vicende familiari proseguirono negli anni con i problemi economici di Giuseppe Grassilli, che sfociarono nel fallimento della sua attività e a cui seguì la morte, avvenuta nel 1839. Clementina si ritrovò con un pesante carico di responsabilità e l'anno successivo si risposò con Onofrio Zanotti, pittore ben conosciuto nell'ambiente artistico bolognese ed allora cinquantatreenne.
Caterina Gandolfi non fece mai della pittura una vera professione, tant'è che non si iscrisse mai ad alcuna accademia né ricevette commissioni significative. Nel 1838, però, come dimostra questo diploma, divenne socia onoraria dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, e fu indicata negli atti come pittrice dilettante di acquerello colorato. Clementina predilesse sempre l'esecuzione di opere di piccolo formato che produceva in gran numero, ma di cui quasi nulla è oggi documentabile. L’unica opera a lei sicuramente ascrivibile è un piccolo “Cristo benedicente” collocato in San Domenico a Bologna. A partire dal 1818 espose un cospicuo numero di disegni e acquerelli presso l’Accademia bolognese. Negli anni a venire sono documentate continue mostre con riproduzioni dai maggiori artisti cittadini, dal Francia e dal Reni e così via: artisti che evidentemente Clementina doveva molto apprezzare. Nel 1842 fu nuovamente segnalata tra Soci d'Onore della Pontificia Accademia di Belle Arti di Bologna e indicata come pittrice.
Solo nel 1844 si parla di un dipinto di sua invenzione, “Jonuk che sostiene la figlia moribonda” e di un ritratto del padre. Clementina Gandolfi scomparve il 6 agosto 1848, a soli 53 anni. Fu sepolta in Certosa, nel Chiostro Maggiore a Ponente al n. LXIX/6, in una tomba acquistata dal secondo marito.