Lucio Malvezzi

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Lucio Malvezzi

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Inventario
F31399
Categoria:

Notizie storico artistiche

Inventore
Anonimo
Disegnatore
Spagnoli Francesco
Luogo e anno di edizione
Bologna, XIX sec.
Tecnica e supporto
Litografia alla matita
Misure foglio (in mm)
430 x 300
Fondo/Raggruppamento
Notizie storico critiche
Nacque a Bologna nel 1462, ben poco si sa della sua giovinezza, se non che, rimasto orfano assai presto del padre (1467), si dedicò a sua volta alla professione militare. Poco più che ventenne, nell'estate del 1483, in occasione della guerra di Ferrara, era al comando di 100 cavalieri al servizio di Venezia; allora gli fu ordinato di tentare un colpo di mano contro il duca Ercole I, che si era recato a una festa fuori città. La manovra fallì e Malvezzi accusato di disobbedienza, fu licenziato con i suoi uomini. Riparò presso Roberto Sanseverino, duca di Caiazzo, luogotenente generale delle truppe venete operanti nel Bresciano, ottenendo il perdono della Serenissima, di cui figurava nuovamente al soldo nel settembre 1483, con 145 cavalieri aumentati a 180 il 5 genn. 1484. Qualche mese dopo sposò una figlia del Sanseverino, Ginevra.
La pace comportò la cessazione dell'ingaggio del M., che rientrò a Bologna, dove le tensioni fazionarie tra i Bentivoglio e gli esponenti della sua numerosa famiglia, che avevano organizzato una congiura, sventata, sarebbero culminate nel saccheggio delle case dei Malvezzi, il 1( dic. 1488; evento seguito da persecuzioni, bandi e relegazioni. A detta del Ghirardacci (p. 251), nella circostanza il M. tenne un atteggiamento defilato, suggerendo moderazione; di fatto, egli riparò a Milano presso Ludovico Sforza detto il Moro. Qui però lo raggiunse la vendetta di Giovanni Bentivoglio, ormai saldamente al potere a Bologna, che riuscì a farlo bandire sia dallo Sforza sia da Venezia.Negli sconvolgimenti della politica italiana suscitati dalla discesa di Carlo VIII, ritroviamo, nel 1495, il M. nel suo ruolo di condottiero al servizio dello Sforza. Ottenne successivamente dai Pisani l'investitura del feudo di Vaiana, e così prese nuovamente parte alle operazioni contro i Fiorentini. L'ambigua condotta allora tenuta dal M. verso gli alleati ebbe in risposta l'ingaggio, da parte della Serenissima, di Annibale Bentivoglio, "inimigo mortal de Lucio Malvezzo, capitano del duca de Milan" (Malipiero, p. 467), col duplice fine di punire il M. e di scoraggiare le mire di Massimiliano I d'Asburgo, che condizionava i suoi aiuti a Pisa all'insediamento di un suo governatore nella città toscana.
Per alcuni mesi il M. si spostò tra Savona, Genova e Alessandria, di cui il Moro lo nominò governatore. Nell'agosto del 1499, all'avvicinarsi dei francesi di Luigi XII, riparò a Milano, abbandonando la città che gli era stata affidata e che fu preda di terribili violenze.
Catturato in diverse occasioni dai Veneziani, evitò di essere consegnato al suo nemico capitale, Giovanni Bentivoglio, che aveva offerto 2000 ducati "per averlo in le man".
Dopo il tracollo del Borgia, passò a servire papa Giulio II, che intendeva strappare Bologna a Giovanni Bentivoglio.
Troviamo così il M. nel corteo pontificio che l'11 nov. 1506 fece un trionfale ingresso in città. Le vendette dei Malvezzi, e di altri fuorusciti, contro i Bentivoglio non furono inferiori a quelle subite qualche anno prima, ma del pari inefficaci a mettere fine al conflitto.
Nel 1511 morì a Padova, tormentato da febbri e sifilide.
Uomo d'arme, esponente di quella nobiltà che, nell'Italia del Rinascimento, scelse il mestiere militare anche come opportunità politica per la propria famiglia, il M. appare condizionato nelle sue scelte dall'inimicizia con i Bentivoglio. Seppe, però, sempre valutare con attenzione i rapporti di forza, rinunciando all'azione quando mancavano i presupposti del successo; la qual cosa gli valse, in più di una occasione, l'accusa di eccessiva prudenza.