MUTUALITA’ SCOLASTICA PROVINCIALE BOLOGNESE - DIPLOMA D’ISCRIZIONE TRA I SOCI BENEMERITI

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MUTUALITA’ SCOLASTICA PROVINCIALE BOLOGNESE - DIPLOMA D’ISCRIZIONE TRA I SOCI BENEMERITI

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Inventario
F36409
Categoria:

Notizie storico artistiche

Luogo e anno di edizione
Bologna, s.d.
Tecnica e supporto
riproduzione fotografica di una litografia
Misure foglio (in mm)
220x317
Marche e altre note manoscritte
si riconoscono le firme del Presidente e del Segretario del sodalizio, oltre che il nome del nuovo socio, Vitaliano Marchesi. Nell’angolo superiore destro si legge il n. 157
Notizie storico critiche
La riproduzione del diploma, insieme ad altri originali, pervenne nella disponibilità di Alfredo Baruffi il 29.7.1938, come testimonia un suo biglietto autografo. L’illustrazione, seppure non firmata, parrebbe poter essere attribuita ad Augusto Majani, detto Nasica. Le società di mutuo soccorso istituite fra gli alunni delle scuole elementari aveva come scopo garantire, nell’immediato, forme di mutuo soccorso nei confronti degli scolari ammalati e costituire, a lunga scadenza, un ponte per il passaggio alla previdenza generale. Tra i rimedi escogitati per educare a questi temi, a inizio Novecento si pensò di istituire mutue scolastiche su base volontaria al fine di incrementare i futuri trattamenti pensionistici e non ricorrere, dopo una vita di lavoro e sacrifici, alla beneficenza pubblica o privata. Questo avvenne negli stessi anni in cui la classe politica del tempo stava elaborando una profonda riforma dell’istruzione primaria. La mutualità scolastica ebbe tra i suoi più convinti sostenitori Luigi Luzzatti, presidente del Consiglio dei ministri, Cesare Ferrero di Cambiano, presidente della Cassa nazionale di previdenza (antenata dell’attuale Inps), Mario Abbiate, deputato al collegio politico di Vercelli, che ne fu relatore alla Camera, e una grande figura di cooperatore agrario, Mario Casalini, fratello del più noto Giulio, deputato socialista. Il tentativo di integrare scuola e previdenza fu indice del fervore di progetti intorno allo Stato sociale che ebbero luogo nell’Italia giolittiana, ove sempre più netta era la consapevolezza della necessità di superare, almeno in parte, il ritardo nei confronti di altri Stati europei, come la Germania, pioniera nel campo della legislazione sociale.