Storie di Pinocchio: Cap. XIII (N.30)

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Storie di Pinocchio: Cap. XIII (N.30)

Notizie storico artistiche

Datazione
Firma
Alessandro Cervellati
Tecnica e supporto
tracce di matita, china carboncino e acquerelli policromi su carta bianca
Misure foglio (in mm)
174x245
Iscrizioni
In alto a ds. OSTERIA DEL GAMBERO ROSSO
in basso al centro: n.30 Cap. XIII.
Notizie storico critiche
Originario di Bertinoro di Romagna, Alessandro Cervellati (1892-1974) nacque da una famiglia benestante che si trasferì presto a Bologna. Rimasto orfano di madre mentre frequentava il corso preparatorio al Reale Istituto di Belle Arti di Bologna fu costretto a trasferirisi a Bari. Trascorse così l’adolescenza tra la Puglia e Bologna al fianco di un vivace gruppo di amici cui diede l’appellativo di «ghebia», nome che ritornerà in successive esperienze futuriste. Nel 1915 partì per il fronte con la propria bicicletta deciso ad arruolarsi tra i bersaglieri. Finito il servizio militare, terminò il corso dell’Istituto di Belle Arti nel 1919, anno in cui fondò insieme a Nino Della Casa, Giovanni Marescalchi, Ferruccio Giacomelli, Natale Pirazzoli, Mario Brasa, Francesco Bonafede e Pietro Aterol il foglio futurista “La Ghebia, deflagratore della maschilità artistica”. Per gli unici due numeri dati alle stampe Cervellati realizzò, con lo pseudonimo di “Sandrino Ciurvelia”, articoli satirici, illustrazioni litografiche e xilografiche. Successivamente si recò a Parigi con Severo Pozzati restandovi un anno e lavorando presso la ditta di pubblicità “Maga”. Tornato a Bologna cominciò a collaborare come illustratore e caricaturista con diversi periodici e case editrici. Nel 1931 con Giorgio e Otello Vecchietti, Corrado Corazza, Nino Bertocchi e Giovanni Poggeschi partecipò al progetto della rivista d’arte e letteratura “L’Orto”, nella quale venivano presentate le opere dei migliori artisti locali. Nel 1934 e nel 1936 fu invitato alla Biennale di Venezia, dove espose disegni riguardanti il mondo dello spettacolo e del circo, temi riproposti nel 1939 alla Terza Quadriennale di Roma. Dal 1940 iniziò a scrivere per “Il Resto del Carlino” articoli sul costume e le tradizioni bolognesi, sempre accompagnati dalle proprie illustrazioni. Allo scadere degli anni Quaranta, in seguito alla morte della moglie, Tanina Rossi Marmini, la sua vena creativa si ridusse, preferendo la scrittura ai disegni che realizzava ormai esclusivamente a corredo dei testi. L’intera produzione disegnativa di Cervellati è caratterizzata da un tratto veloce e franco, in grado di condensare in pochi gesti il racconto intimo e al contempo ironico di un’intera epoca. Nel suo segno le memorie della grafica d’oltralpe si mescolano sapientemente con le declinazioni bolognesi di fine Ottocento, dando origine a uno stile fortemente personale che subisce poche varianti, e comunque non sostanziali, nel corso di oltre mezzo secolo, come dimostrano i numerosi fogli pervenutici. In questo percorso stilistico Cervellati era in buona compagnia, traendo ispirazione dalla generazione di scapigliati che lo avevano preceduto, Augusto Majani, Alfredo Baruffi e, più tardi, Ugo Valeri e Athos Casarini, per citarne solo alcuni.
Questo disegno fa parte di una serie di 20 fogli tutti dedicati alla favola di Pinocchio, forse destinati alla pubblicazione del Pinocchio di Collodi illustrata da Cervellati nel 1946.
Note
(C. Collodi, Le avventure di Pinocchio: storia di un burattino, illustrazioni di Alessandro Cervellati, Bologna : S.T.E.B., stampa 1946, 289 p., [16] c. di tav. : ill. ; 25 cm.)