Bologna, Via Manzoni: Palazzo Ghisilardi Fava (Casa del Fascio)

60f6db2a3c12a10007f15b97

Bologna, Via Manzoni: Palazzo Ghisilardi Fava (Casa del Fascio)

 Genera il pdf
Inventario
BRI 02686; BRI 02687
Autore

Notizie storico artistiche

Luogo della ripresa
Bologna
Luogo e anno di edizione
Bologna, Anni Trenta sec. XX°
Timbro di spedizione (Luogo e data)
Bologna, 1937 (esemplare inv. BRI 02686)
Oggetto
Positivo
Forma Specifica dell'Oggetto
cartolina postale
Misure immagine (in cm; hxb)
14x9
Indicazione di colore
b/n
Iscrizioni
Sul recto, in basso al centro: "BOLOGNA - Casa del Fascio - Via Manzoni". Sul verso, in basso a sinistra si legge il nome dell'editore preceduto dal n, 6-2925. L'esemplare n. inv. BRI 02686 è viaggiato da Bologna a Padova; il timbro di spedizione risale al 1937. Sul recto dell'esemplare inv. BRI 02687 è stata cancellata la scritta "Casa del Fascio".
Fondo/Raggruppamento
Soggetto o iconografia
Bologna, Via Manzoni: Palazzo Ghisilardi Fava (Casa del Fascio)
Note
Dopo il palazzo Bevilacqua di via D'Azeglio, questo viene considerato il più bello dei palazzi signorili del Quattrocento a Bologna. Fatto costruire negli anni tra il 1484 e il 1491 da Bartolomeo Ghisilardi, è segnalato per l'armonia delle linee, per la ricchezza di terrecotte e per la grandiosità degli ambienti. Per la parte muraria, la costruzione fu affidata al maestro muratore "Zilio" Montanari, che negli stessi anni seguiva quella della prospettante chiesa di Santa Maria di Galliera. Il cortile si caratterizza per un ballatoio sostenuto da grandi mensole di macigno, dove -tra ornati floreali- sono intagliati gli stemmi Ghisilardi e le iniziali del primo proprietario (B.G.). Nel 1915 il Comitato per Bologna Storica e Artistica curò alcuni lavori di ripristino e fece rimettere i trafori delle finestre della facciata imitandole dalla seconda -originaria-, giunta fino ad allora in perfetto stato di conservazione. Dal 1923 l'edificio fu poi destinato ad ospitare la Casa del Fascio di Bologna, una delle prime in Italia, fortemente voluta dal gerarca Leandro Arpinati, che ne decise un nuovo restauro.Nel 1925 il cortile e tutto l'interno del palazzo furono dunque sottoposti a lavori di recupero dall'architetto Ulisse Arata. Nel corso di tale restauro furono scoperti un bel soffitto a legni dipinti risalente al XV° secolo, gli avanzi di una strada romana e grossi muri di selenite forse appartenuti alla rocca imperiale del XII secolo che sorgeva nelle vicinanze. Durante tutto il Ventennio il palazzo fu luogo deputato alle principali attività politiche e culturali organizzate dal Partito Nazionale Fascista. All'interno erano presenti -tra l'altro- un caffè con tre sale da biliardo, un ristorante e una fornitissima biblioteca. Nel 1929, durante una cena di gala al ristorante, Enzo Ferrari e i suoi soci decisero la nascita della omonima Scuderia automobilistica. Attualmente l'edificio è sede del Museo Civico Medievale.