Casalecchio di Reno (BO), albergo "Calzavecchio": la fontana

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Casalecchio di Reno (BO), albergo "Calzavecchio": la fontana

Inventario
BRI / BO PROVINCIA 212
Categoria:

Notizie storico artistiche

Luogo della ripresa
Casalecchio di Reno (BO)
Luogo e anno di edizione
Bologna, s.d.
Data della ripresa
Anni Cinquanta sec. XX°
Timbro di spedizione (Luogo e data)
S.l., marzo 1954
Oggetto
Positivo
Forma Specifica dell'Oggetto
cartolina postale
Orientamento
orizzontale
Misure immagine (in cm; hxb)
10,3x14,7
Indicazione di colore
b/n
Iscrizioni
Viaggiata verso Cento (Fe). Datata 3.3.1954; mancano il francobollo e il timbro di spedizione
Fondo/Raggruppamento
Soggetto o iconografia
Casalecchio di Reno (BO), albergo "Calzavecchio": la fontana
Note
Casalecchio di Reno, nelle immediate vicinanze di Bologna è nota soprattutto per l'imponente Chiusa del canale di Reno. Per secoli la località fu strettamente legata alle vicende storiche bolognesi, divenendo spesso campo di battaglia e quindi di razzia dei vari eserciti. Dalla seconda metà del Cinquecento, in seguito ad una ripresa produttiva, nacquero ville, oratori, chiese e si intensificarono le coltivazioni dei poderi. Casalecchio divenne uno dei territori più ricercati e ammirati del contado, proprio grazie alle ville circondate da suggestivi parchi e ricchi giardini. Verso la fine del XIX secolo, la rivoluzione industriale determinò la trasformazione e l'incremento di fabbriche, opifici, vie di comunicazione e mezzi di trasporto. Non ultimo, Casalecchio divenne meta di turismo estivo. Molti e variegati erano dunque i luoghi d'incontro: locande, osterie, caffè, trattorie e perfino tre eleganti alberghi. Professionisti, industriali e commercianti bolognesi vi mandavano le loro famiglie, che potevano facilmente raggiungere la sera, senza dover abbandonare la loro attività in città. Uno di tali alberghi era il "Calzavecchio", di origini molto antiche in quanto derivazione della prima oste­ria di Casalecchio, già citata nei più antichi catasti bolognesi fin dal Seicento. In origine era una locanda con stallaggio che poteva offrire vi­no, cibo e riposo a chi scendeva dai monti per raggiungere Bologna o vice­versa e così rimase per centinaia d'anni. Lo stabile in cui era collocata fino all'inizio del Novecento era a due piani: un pianterreno con lo stanzone del­l'osteria e un primo piano con le camere. Il nome assai curioso deriva dal fatto che il terreno circostante e quindi il "fondo" comprendente anche la locanda era proprietà dei Marchesi Sampieri; la famiglia Calza coltivava il podere, per cui la locanda era chiamata "Osteria dei Calza". I sempre migliori affari indussero gli osti a far edificare una nuova struttura, che per non essere confusa con quella vecchia venne chiamata "Calza Nuovo".
Contratto in “Calzanuovo” l'albergo fu trasformato poi, nel giro di breve tempo, in un elegante "chalet" in stile svizzero e assunse il nome di "Albergo Re­no".
Il "Calzavecchio" intanto continuava a godere di un grande favore da parte della clientela, grazie alla sua cucina e alla sua cantina. Il ristorante era infatti una tappa quasi obbligata la domenica e nelle feste comandate, in particolare il Lunedì di Pasqua quando i gitanti scen­devano da San Luca per il sentiero dei Bregoli (in dialetto "Brigual") per dirigersi in paese. Si dice che in tale occasioni le botti di vino venissero addirittura collocate in cortile perché ci si potesse servire a piaci­mento.
Il 12 giugno 1888, in occasione dell'ottavo centenario del­l'Università di Bologna, il "Calzavecchio" ospitò circa ottocento studenti che rappresen­tavano, con le simboliche feluche e i manti della goliardia, le più antiche università europee. Nonostante i gravissimi danni subiti durante la seconda guerra mondiale, la struttura sopravvisse e funziona tuttora portando avanti la sua tradizionale ospitalità.