Demolizione delle mura di Bologna

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Demolizione delle mura di Bologna

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Inventario
BRI 01660, BRI 01661
Autore
Categoria:

Notizie storico artistiche

Datazione
Oggetto
Positivo
Forma Specifica dell'Oggetto
litografia policroma, cartolina postale
Misure immagine (in cm; hxb)
9x14
Indicazione di colore
policromia
Iscrizioni
Sul recto della cartolina, a sinistra, compare la seguente frase: "Nihil cinere purius / Nerone - Dallolio 1902". Sul bordo destro, in senso longitudinale, si leggono il nome del pittore e quello dell'editore.


Fondo/Raggruppamento
Soggetto o iconografia
Demolizione delle mura di Bologna
Bibliografia
https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna. La cartolina è stata pubblicata in una versione leggermente variata in: Antonio Brighetti - Franco Monteverde, "Bologna nelle sue cartoline", Cuneo, L'Arciere, 1986, vol. 1, pag. 29.
Note
Il 20 gennaio 1902, preceduti da infinite polemiche, iniziarono i lavori di abbattimento delle mura del Trecento. L'avvio fu dato a Porta Santo Stefano e a Porta Lame. Successivamente fu la volta di Porta Castiglione e di Porta San Mamolo. Gli argomenti più convincenti per approvare tale scempio, contrastato da Alfonso Rubbiani e da pochi altri "conservatori", furono: una maggiore circolazione d'aria - e quindi salubrità - per la città; la costruzione di nuove abitazioni decorose; l'opportunità di lavoro per i disoccupati del settore edilizio. I promotori della cancellazione della cosiddetta "Circla" sostenevano che fosse "il primo e l'unico partito da adottarsi" per conseguire il fine dell'ampliamento urbano. Rubbiani la definì invece "igiene farisaica". Si tenga conto che Bologna era infatti ancora priva di un sistema fognario decente. I disoccupati impegnati nella demolizione delle mura furono 494. Lavoravano per 2 lire al giorno, dalle 7,30 alle 16,30. Le pietre ricavate servirono a colmare il fossato, che correva lungo i viali di circonvallazione. Al termine dei lavori, della cinta antica rimasero solo pochi tratti "sbrecciati e malinconici", compresi gli archi, che sostenevano internamemente il cammino di ronda usato dagli armati di guardia. Questi ultimi verranno poi utilizzati, in tempi più recenti, anche come riparo per i senzatetto o come luogo per i giochi dei monelli, mentre i terrapieni erano usati dalle lavandaie per asciugare i panni. L'uomo che si vede suonare nelle vesti dell'imperatore Nerone sul recto della cartolina era l'allora sindaco Alberto Dallolio (1852-1935), rappresentante dell'Unione monarchico-liberale e seguace del Minghetti - chiamato causticamente Dall'Olio Santo dal periodico "Bononia Ridet" per la sua alleanza coi clericali. Rimase in carica fino al 1° luglio 1902, quando la sua giunta fu travolta proprio dalle polemiche di cui sopra.