Sant'Andrea Val di Sambro (San Benedetto Val di Sambro), Casa "Castelluccio": esterno, particolare

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Sant'Andrea Val di Sambro (San Benedetto Val di Sambro), Casa "Castelluccio": esterno, particolare

Notizie storico artistiche

Luogo della ripresa
Sant'Andrea Val di Sambro (San Benedetto Val di Sambro)
Data della ripresa
1939
Oggetto
Positivo
Forma Specifica dell'Oggetto
stampa su carta
Misure immagine (in cm; hxb)
18x24
Misure negativo (in cm; hxb)
lastra 10x15; negativo su pellicola 6x7
Indicazione di colore
b/n
Fondo/Raggruppamento
Soggetto o iconografia
Sant'Andrea Val di Sambro (San Benedetto Val di Sambro), Casa "Castelluccio": veduta d'insieme
Bibliografia
Luigi Fantini, "Antichi edifici della montagna bolognese", Bologna, Alfa, 1971, vol. II/581, pag. 390.
Note
Nelle carte e nei documenti più antichi questa località era menzionata con il toponimo di Sant’Andrea in Corniglio e soltanto a partire dagli inizi dell’Ottocento assunse l’odierna denominazione. Nel Medioevo il territorio si trovava in una delicata situazione di confine con la Toscana ed era soggetto a dure imposizioni feudali dei conti da Panico. Nei pressi di questa località si svolgeva un importante mercato che costituiva un appuntamento battuto dai mercanti della montagna bolognese per scambiare ogni sorta di merce. La Casa "Castelluccio" qui documentata era un insieme assai pittoresco di costruzioni, singolare per il loggiato architravato a tre luci su tre colonne di ordine toscano e per la grande porta che si apriva a sinistra dello stesso, recante sull'architrave la data 1536. Ancora a sinistra vi era un voltone con una rozza scala in massicci scalini di arenaria. Luigi Fantini, che aveva scattato questa fotografia il 10 settembre 1939, ne fece oggetto di ripetute visite e ne annotò con passione caratteristiche e particolari. Una finestrina quadrata che nell'architrave aveva scudo araldico con lo stemma Bentivoglio; una singolare edicoletta costruita in conci d'arenaria raffigurante la B.V. di San Luca; un abbeveratoio per il bestiame ecc.. Fortunatamente indenne dopo il passaggio del fronte sul nostro Appennino tra il 1943 e il 1945, non riuscì a sopravvivere alle successive manomissioni dell'uomo. Negli anni Sessanta del secolo scorso, il piccolo nucleo fu infatti in gran parte demolito e quanto ne restava definitivamente compromesso.