Vimignano (Grizzana Morandi), Borgo "La Scola": edicola o "maestà", particolare

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Vimignano (Grizzana Morandi), Borgo "La Scola": edicola o "maestà", particolare

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Notizie storico artistiche

Luogo della ripresa
Vimignano (Grizzana Morandi)
Oggetto
Positivo
Forma Specifica dell'Oggetto
stampa su carta
Misure immagine (in cm; hxb)
24x18
Misure negativo (in cm; hxb)
lastra 15x10; negativo 7x6
Indicazione di colore
b/n
Fondo/Raggruppamento
Soggetto o iconografia
Vimignano (Grizzana Morandi), Borgo "La Scola": edicola o "maestà", particolare
Note
Nel territorio di Vimignano si trova il celeberrimo nucleo de "La Scola", certamente il più interessante e meglio conservato dell'intero Appennino bolognese. Il borgo è un luogo magico che ha miracolosamente resistito al tempo e alla storia. Fu posto di guardia dei Longobardi di Pistoia che nel VI secolo tentarono di entrare nell’Esarcato di Ravenna che aveva qui i confini. Delle famiglie che lo abitavano se ne parla già negli estimi del 1375. L’aspetto attuale del borgo si è formato tra il XIV e XVI secolo, quando gli abitanti del contado presero possesso delle terre lasciate dai monasteri e dalle famiglie nobili che rientravano nelle città. Le torri, non più utilizzate come mezzi di difesa, si trasformarono in abitazioni sotto le abili mani dei Maestri Comacini che operarono in queste zone a partire dal Trecento. Questa edicola o "maestà" del secolo XV ma di forme ancora romaniche è conosciuta col titolo di San Rocco, anche se era inizialmente dedicata a Sant'Antonio Abate. La rozza immagine scolpita nel concio di imposta dell'arco a destra presenta infatti i caratteristici attributi del campanello e del maiale. La costruzione in arenaria risale al 1481 ed è l' unica del suo genere rimasta nell’Appennino Bolognese. Al centro dell’arco vi è scolpita una croce latina; a sinistra compare una figura benedicente che regge un cartiglio recante la scritta “ ser. Salvatore 1481 f.”. L’edicola venne dedicata a San Rocco in occasione della peste; il cartiglio retto dal Cristo benedicente forse sta ad indicare il committente dell’opera. La ripresa effettuata da Luigi Fantini è successiva alle precedenti da lui stesso eseguite e contrassegnate con i nn. inv. da FANT 1213 a FANT 1215: il piccolo oratorio non è più adibito a ripostiglio.