Bologna, Felsina in ginocchio innanzi il ritratto del nuovo Papa Benedetto XIV (1740)

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Bologna, Felsina in ginocchio innanzi il ritratto del nuovo Papa Benedetto XIV (1740)

Inventario
TEST. / BO 18
Autore:

Notizie storico artistiche

Luogo della ripresa
Bologna
Data della ripresa
inizio sec. XX°
Oggetto
Positivo
Materia e tecnica
stampa su carta
Orientamento
verticale
Misure immagine (in cm; hxb)
13x17
Indicazione di colore
b/n
Iscrizioni
Sul verso è stata apposta la numerazione PG292
Fondo/Raggruppamento
Soggetto o iconografia
Bologna, Felsina in ginocchio innanzi il ritratto del nuovo Papa Benedetto XIV (1740)
Bibliografia
"Le Insignia degli Anziani del Comune dal 1530 al 1796. Catalogo - Inventario" a cura di Giuseppe Plessi, Roma, 1954 (Ministero dell'Interno / Pubblicazione degli Archivi di Statto XVI / Archivio di Stato di Bologna)
Note
La fotografia è stata trovata tra i materiali dell'archivio personale di Alfredo Testoni conservati presso la Biblioteca d'Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale. Dal volume citato in bibliografia si apprende che la miniatura è firmata da Antonio Alessandro Scarselli (Bologna 1684- 1773) e che sulle "due mensole sono affrontati due leoni che impugnano il gonfalone del Comune e quello del Popolo di Bologna; in giro da sinistra sono disposti gli stemmi: Marsili-Rossi, Bovio-Silvestri, Ercolani, Arfelli, Marescalchi (timbrato dall'ombrello di legazione), Malvasia, De Buoi, Pepoli, Ratta. Nello specchio è l'allegoria della esaltazione al pontificato di Prospero Lambertini, con il nome di Benedetto XIV; sul paesaggio, nel quale a sinistra appare la chiesa di S. Pietro in Roma e a destra la città di Bologna, il ritratto del nuovo pontefice, cimato dallo stemma Lambetini timbrato dalle insegne pontificie, è tenuto in volo da due figure della Fama, sopra la personificazione della Chiesa davanti alla quale si inginocchia Felsina impugnante il gonfalone del Comune e del Popolo con il leone araldico accanto". L'immagine fu poi oggetto della stampa di una cartolina da parte dell'editore Giovanni Mengoli nei primi anni del Novecento.