Gemma Bellincioni

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Gemma Bellincioni

Inventario
TEST. / RITRATTI 30

Notizie storico artistiche

Luogo della ripresa
Firenze
Data della ripresa
primo decennio sec. XX°
Oggetto
Positivo
Materia e tecnica
positivo b/n incollato su cartoncino
Orientamento
verticale
Misure immagine (in cm; hxb)
14,5x9,5
Indicazione di colore
b/n
Iscrizioni
Sul verso si legge: "G. Bellincioni nell'opera Martire"; compare anche la numerazione 3/30
Fondo/Raggruppamento
Soggetto o iconografia
Gemma Bellincioni
Bibliografia
"Alfredo Testoni. Sotto i portici e dietro le quinte", a cura di Davide Amadei e Vittoria Coen, Bologna, Minerva Soluzioni Editoriali, 2003.
Note
Matilda Cesira Bellincioni (Monza, 1864 – Napoli,1950), conosciuta come Gemma, è stata una delle più famose soprano del tardo XIX° secolo. Pur dotata di una bella voce, fu nota soprattutto per le sue capacità interpretative del repertorio veristico italiano. Entrambi i genitori erano cantanti e furono loro a darle le prime lezioni. Debuttò a a Napoli nel 1880. Da allora e per i successivi venti anni si esibì in tutti i maggiori teatri d'opera d'Europa e del Sud America. Cantò anche, seppure per una sola volta nel 1895 al Royal Opera House Covent Garden di Londra.
Nel 1886 conobbe Giuseppe Verdi al Teatro alla Scala di Milano in occasione della sua interpretazione nelle vesti di Violetta ne "La Traviata". Pur essendo un estimatore delle sue qualità di attrice, il maestro non fu altrettanto entusiasta delle sue qualità vocali. La Bellincioni, con le sue maniere istrioniche, la sua accentuata dizione e la sua presenza scenica fu invece interprete ideale per il nuovo stile melodrammatico dell'opera italiana conosciuto come Verismo, che divenne popolare durante gli anni Novanta dell'Ottocento.
Il 17 maggio 1890 a Roma interpretò il ruolo di Santuzza in "Cavalleria rusticana" di Pietro Mascagni. Suo partner nel ruolo di Turiddu fu il tenore Roberto Stagno, suo compagno nella vita. Si erano conosciuti, durante una tournée in Argentina nel 1886.
Nel 1898 fu la volta di cantare come protagonista in un'altra opera verista: "Fedora" di Umberto Giordano. Otto anni più tardi si esibì nella prima italiana dell'opera "Salomè" di Richard Strauss.
Dopo aver deciso il ritiro dalle scene nel 1911 per dedicarsi all'insegnamento, vi ritornò nel 1916 per partecipare, assieme alla figlia, a diversi film prodotti dalla "Tespi Film", tra i quali "Cavalleria rusticana" diretto da Ugo Falena, nel quale ricoprì nuovamente il ruolo di Santuzza. Quel mondo le piacque tanto che, per qualche anno, restò nel cinema fondando una propria società di produzione, la "Biancagemma", che realizzò alcuni film nel biennio 1919 - 1920, prima della crisi in cui precipitò la cinematografia italiana.
Gemma Bellincioni lasciò peraltro alcuni scritti: un manuale per l'insegnamento del canto pubblicato a Berlino nel 1912 e una autobiografia intitolata "Io e il palcoscenico" (Milano, 1920). Trascorse l'ultimo periodo della sua vita a Napoli, dove morì all'età di 85 anni, sopravvivendo al suo compagno e a sua figlia, Bianca Stagno Bellincioni.
È sepolta a Livorno, assieme a Roberto Stagno, nel cimitero di Montenero.
Durante la sua carriera, agli inizi del Novecento, la cantante incise alcuni dischi per la Gramophone & Typewriter Company e per la Pathé, che sono stati riportati su moderni supporti e offrono una preziosa testimonianza della sua attività.