Gradara

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Gradara

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Inventario
TEST. / VEDUTE / VERSI 2

Notizie storico artistiche

Oggetto
Positivo
Materia e tecnica
cartone rigido con cornice dorata
Orientamento
verticale
Misure immagine (in cm; hxb)
33,5x40,5
Iscrizioni
Sul recto del cartone si legge il testo autografo di Silvia Albertoni, Nell'angolo superiore destro del verso compare la numerazione 27/270.
Fondo/Raggruppamento
Soggetto o iconografia
Gradara
Bibliografia
1) Giuseppina Benessati, Angela Tromellini, Fotografia & Fotografi a Bologna, 1839-1900, Casalecchio di Reno, Grafis, 1992; 2) "Cent'anni fa Bologna. Angoli e ricordi della città nella raccolta fotografica 'Belluzzi'", a cura di Otello Sangiorgi e Fiorenza Tarozzi, Bologna, Costa editore, 2000; 3) www.archiviostorico.unibo.it; 4) "Le torri salvate" a cura di Marina Foschi, Paola Monari, Giuseppina Muzzarelli in "IBC" X, 2002, 1; 5) www.storiaememoriadibologna.it; 6) "Castelli, Rocche e Roccie storiche : vedute dell'Appennino, Paesaggi alpini, Cadore e Monti bellunesi" fotografie del cav. Alessandro Cassarini, S.l. : s.d. [1900?] (Bologna : Tip. Zamorani e Albertazzi)

Note
Questo cartone riporta un testo autografo in versi e la firma originale di Silvia Albertoni. Il componimento è dedicato a Gradara. Il richiamo è alla fotografia avente lo stesso soggetto (cfr. TEST. / VEDUTE 2) che fa parte di un piccolo nucleo di n. 12 grandi positivi simili tra loro conservati nell'archivio privato di Alfredo Testoni (Bologna, 1856-1931). L'autore di undici di questi è Alessandro Cassarini (Bologna, 1847- Castelfranco Emilia, 1929). Alpinista e fotografo, era fratello dell'allora più noto Clodoveo: entrambi appartenevano alla ricca famiglia bolognese che possedeva l'omonimo importante stabilimento chimico-farmaceutico in cui venivano prodotte le polveri antiepilettiche note per l'appunto come "Cassarine". Alessandro si dedicò dunque alla fotografia dopo essere entrato a far parte della sezione bolognese del Club Alpino Italiano. Affinata la tecnica, fece conoscere le sue riprese durante alcune delle più importanti Esposizioni Nazionali e, ovviamente, nel corso della grande Esposizione Emiliana di Bologna nel 1888. Nel frattempo, con l'Unità d'Italia, il neonato Ministero della Pubblica Istruzione - Direzione Generale di Antichità e Belle Arti si trovò nella necessità di gestire l'immenso patrimonio artistico del Paese e la sua salvaguardia. Furono dunque nominati dei Delegati Regionali che ricevettero l'incarico di compilare un elenco provvisorio dei monumenti sulla base delle ricognizioni del territorio. Nel 1891 furono istituiti gli Uffici Regionali per la Conservazione dei Monumenti che avevano il compito di tutelare gli edifici di interesse artistico e di aggiornare gli elenchi di cui sopra: erano gli antenati di quelle che sono le attuali Soprintendenze. Corrado Ricci (Ravenna,1858 – Roma,1934) fu uno dei primi soprintendenti in Emilia Romagna. Figlio dello scenografo e fotografo Luigi, riteneva la fotografia lo strumento forse più valido per la conoscenza e il confronto delle opere d'arte e, stabilitosi a Bologna nel 1892, conobbe Alessandro Cassarini. Con lui avviò una vera e propria campagna fotografica sui castelli del Montefeltro, della Repubblica di San Marino e dell'intera Emilia-Romagna. Il tutto nell'ottica del "revival" medievale guidata nel capoluogo emiliano da Alfonso Rubbiani. Tale ricognizione durò circa tre anni, fino al 1895. Nel 1901 fu realizzato un catalogo a stampa di tutta l'opera di Alessandro Cassarini corredata dai testi di Corrado Ricci. Il valore di tali riprese fu sempre più confermato nel tempo, tanto che fino al 1940 le fotografie venivano ancora regolarmente riprodotte per le soprintendenze a documentazione dell'architettura fortificata. Purtroppo, dopo la morte di Cassarini, il suo preziosissimo archivio fu disperso e il suo nome praticamente dimenticato. Il piccolo nucleo presente nelle Collezioni d'Arte e di Storia della Fondazione Carisbo si dimostra dunque ancor più prezioso. Non si conosce con esattezza il motivo per cui Testoni fosse in possesso di tali positivi, ma si può presumere che, insieme ad altri scrittori di ambito bolognese, pensasse di affiancare alle fotografie alcuni testi sullo stesso argomento per poi realizzare una pubblicazione ad hoc. Il testo recita testualmente: "In cima al colle drizza le merlate / Mura il vecchio castello medievale, / Come uno spettro delle età passate, / Che vegli l'ampio cielo e il mar d'opale; / Che vegli le casette, addormentate / In una quiete intensa, sepolcrale; / Le torri brune verso il ciel levate / Come cupi fantasmi del male. / Per tutto spira un'aura di mistero, / Quasi evocata da un magico incanto / Forse la scena innanzi al passeggero; /Ed una voce dentro il core, intanto / Che per l'immenso mar vaga il pensiero. / Delle lontane età mormora il canto. / E dice il canto tutte le affannose / Grida, ed i lunghi giorni di dolore; / I sospiri di vergini e di spose / Delle fredde prigioni il cupo orrore. / E dice i pozzi, dentro alle concave / Mura scavati, e le lunghissime ore / Delle agonie là in fondo, e paurosa / Istoria narra il geloso amore: / E dice dei signori il prepotente / Ghigno beffardo, e della cruda plebe / Le represse, strazianti ultime strida / Dice le fauci dell'oppressa gente / Durata a lungo sulle scarne glebe, / E la guerra fraterna ed omicida. / Anche oggi sull'azzurro firmamento / del castello nereggiano le mura; / Anche lungo un grido di lamento / Sale per l'aria dalla plebe oscura / Anche oggi, benché lieta noleggi al vento / Una bandiera libera e sicura, / Non son finiti la lotta e il tormento / Alzati al ciel da tutta la natura. / Ma, mentre all'orizzonte San Marino / Come allor si disegna, e nel chiarore / Là dal monte lontan biancheggia Urbino, / Oggi una nuova speme irradia il core, / Sognare di pace un nuovo col vicino, / E fischiando nel pian passa il vapore". Dalla ricerca effettuata, risulta che Silvia Albertoni (1866-1933) fosse una professoressa di italiano che insegnava a Bologna. Poetessa, narratrice e filologa, amava soprattutto la "Divina Commedia" e fu anche collaboratrice di alcune riviste. Si sposò con il bolognese Giacomo Tagliavini. Suo figlio era il famoso glottologo Carlo.